gripa wrote:d’Animazione di Luca Raffaeli, a mio modesto parere molto interessanti.
Caro Gripa,
permettimi qualche piccola obiezione :-)
Premetto che tutta questa dietrologia e approfondimento di tipo sociologico e politico a mio parere lascia un po' il tempo che trova: la forza dell'arte in generale é la capacità di comunicare e di provocare emozioni di tipo primario, non necessariamente mediate da una preparazione specifica sull'argomento. E specialmente se parliamo di cartoni animati, che sono diretti ad un pubblico molto particolare, che se ne frega se Topolino é di destra o di sinistra e se Walt Disney era veramente un maccartista e un delatore oppure no.
Inoltre giudicare l'animazione disneiana in forma generale é un errore, stiamo parlando di un'opera che ha un excursus temporale di 78 anni!
Da Steamboat Willie fino a Nemo c'é stata tutta una evoluzione e maturazione tecnica e di contenuti che non permette generalizzazioni.
La forza di Disney (e forse il suo limite in un certo senso) é quella di mettere in scena la nostra cultura, i nostri valori in modo coerente e consono al tempo che stiamo vivendo e contemporaneamente recuperare le origini archetipiche dell'uomo occidentale attraverso l'elaborazione della fiaba, che é il modo piu' antico di rappresentare la realtà, ancora quando l'uomo tramandava la propria conoscenza attraverso la parola e non la scrittura.
La fiaba realizza la propria tensione attraverso due poli opposti, ed é in questo rappresentazione dell'essenza della vita stessa. Il bene e il male non sono concetti "morali" fini a se stessi, ma sono le forze opposte che generano l'energia in cui l'uomo nasce, si realizza e muore.
Che poi gli americani molto ingenuamente come é loro consuetudine, si siano appropriati di questi concetti e li abbiano fatti aderire all'American Way of Life é pura coincidenza, che nulla toglie al valore della rappresentazione in sé.
L'ordine e simmetria che questo signore critica apertamente, sono il raggiungimento di uno stato di equilibrio e un ritorno all'unità di cui ogni essere umano ha necessità. Il lieto fine é necessario come catarsi liberatoria e come segno di speranza, concetto quest'ultimo decisamente cristiano, concordo con te, ma non esclusivamente e non necessariamente inteso in senso negativo. Non dimentichiamo poi che la sceneggiatura delle storie ricalca fedelmente il testo di favole antiche e moderne, Cenerentola l'ha scritta Perrault, mica Disney.
Infine, la figura paterna non é assente, quando la storia lo consente.
Bambi... Pocahontas.... il Re Leone! (il padre qui é assolutamente centrale e diventa nume tutelare della storia) ... fino ad arrivare a Nemo, dove la figura paterna mi sembra tutt'altro che ininfluente e il viaggio di Marlin é anche simbolo di ricerca e di approfondimento del rapporto personale con la paura di vivere.
Alla fine... cosa ha importanza davvero?
Potremmo parlare per ore, ma é senz'altro piu' eloquente l'espressione del viso dei nostri bambini davanti alla capacità di rappresentare e comunicare le emozioni in modo cosi divertente e con una perfezione tecnica che eleva il cartoon ad "arte" nel senso piu' profondo della parola.
Perdona la prolissità, ma le tue parole mi hanno stimolato queste riflessioni, del tutto personali e quindi senza nessuna pretesa di autorità.
:-)