I Caravaggio di Sergio mi hanno immediatamente ricordato il quadro che vorrei proporvi oggi.
Si tratta di "Giuditta ed Oloferne", tema già trattato dal Caravaggio, ma anche da Artemisia Gentileschi, pittrice italiana del Seicento dall'eccezionale talento e personalità. L'ho scoperta in un libro di Susan Vreeland che consiglio e che si chiama "La passione di Artemisia", una biografia romanzata che interpreta questa figura femminile in chiave femminista.
La Gentileschi subi uno stupro in giovane età, da parte di un pittore collega del padre Orazio.
L'uomo, durante il processo a lui intentato, fece in modo che Artemisia ne divenisse protagonista, accusata e anche vittima sacrificale per la violenza con la quale fu condotto il procedimento.
La critica ama fare un parallelo fra la tragica esperienza della Gentileschi e questo quadro dove verrebbe rappresentato il desiderio di vendetta espresso attraverso l'iconografia classica della Bibbia, dove Giuditta con l'inganno della seduzione attira e poi decapita Oloferne, condottiero dell'esercito nemico.
La tela, di grandi dimensioni, si trova agli Uffizi di Firenze, città dove la Gentileschi fu ammessa (unica e prima donna) all'Accademia delle Belle Arti sotto il patrocinio di Cosimo de' Medici e dove, fra l'altro, conobbe personaggi del calibro di Galilei e Buonarroti.
Il chiaroscuro, il colore, la forza di questa immagine sono anche le caratteristiche di base del lavoro intero di questa artista assolutamente fuori dagli schemi e dai ruoli femminili della sua epoca.
