Posted: Sat Mar 01, 2008 10:35 am
Vorrei accostare tre film che, pur diversi tra loro, hanno in comune un elemento "portante".
Angel Heart - Ascensore per l'Inferno (1987)
Di Alan Parker, con Mickey Rourke, Robert De Niro, Charlotte Rampling, Lisa Bonet

E' a metà strada tra giallo e thriller.
Ottima la regia e il montaggio che concorrono a costruire un film nel quale la verità emerge a frammenti rimbalzando tra la realtà e una dimensione immaginata/sognata/ricordata dal protagonista.
Non si può dire molto di più senza svelare la trama.
Notevoli le interpratazioni dei co-protagonisti Charlotte Rampling, glaciale più che mai, e Robert De Niro.
Belle anche le musiche, dominate da un tema che nel corso del film subisce una "trasfigurazione".... ma anche qui non è possibile dire di più.
Il Sesto Senso (1999)
Di M. Night Shyamalan, con Bruce Willis, Haley Joel Osment, Toni Collette

Riesce a mescolare assieme generi e atmosfere diverse (in alcune sequenze è praticamente un horror, nel finale è di una dolcezza travolgente) e tratta con grande originalità e sensibilità un tema difficile come quello della morte e del distacco.
Ho visto gli altri film di Shyamalan e penso che non possano essere paragonati a questo per spessore artistico (Shyamalan meriterebbe un premio soltanto per essere riuscito a realizzare un bel film con un attore straordinariamente poco dotato come Bruce Willis).
L'uomo senza sonno - The Machinist (2004)
Di Brad Anderson, con Christian Bale, Jennifer Jason Leigh

E' un film cupo, anche nelle sequenze girate in esterno, grazie ad una fotografia dai colori lividi.
Per realizzare il film, Christian Bale (attore protagonista) è dimagrito fino all'inverosimile: gran parte del senso di inquetudine che pervade il film è dovuto alla sua figura spettrale, sfinita, al suo modo di muoversi consumato e sofferente.
Nel film abbondano i riferimenti letterari, neanche troppo nascosti, a Kafka (Il Processo) e Dovstoevskij (Delitto e Castigo).
E' un film pieno di momenti di ottimo cinema, secondo me. Come quello in cui Jennifer Jason Leigh si china sul pavimento per soccorrere Christian Bale che le è caduto davanti, avvolgendo con le braccia il suo corpo scheletrico in una posa che a me è sembrata una citazione della Pietà di Michelangelo (e se avete visto il film potete capire il senso di questa citazione).
Veniamo all'elemento in comune; in questi tre film il protagonista è un uomo alla ricerca ossessiva di qualcosa, una verità che lo riguarda da vicino e che sarà difficile accettare.
Lo spettatore scopre questa verità contemporaneamente al protagonista, e improvvisamente si ritrova a rivedere da un altro punto di vista tutto quanto; la storia cambia (spesso si capovolge), il Bene e il Male scambiano i loro ruoli, la verità scompare e riappare subito dopo, trasfigurata... e noi siamo costretti a riposizionarci.
Un meccanismo forse non molto originale ma che personalmente trovo affascinante, purchè ben realizzato, come nel caso di questi tre film; credo che sforzarsi di vedere le cose da un'altra angolazione sia un esercizio sempre molto utile.
Angel Heart - Ascensore per l'Inferno (1987)
Di Alan Parker, con Mickey Rourke, Robert De Niro, Charlotte Rampling, Lisa Bonet

E' a metà strada tra giallo e thriller.
Ottima la regia e il montaggio che concorrono a costruire un film nel quale la verità emerge a frammenti rimbalzando tra la realtà e una dimensione immaginata/sognata/ricordata dal protagonista.
Non si può dire molto di più senza svelare la trama.
Notevoli le interpratazioni dei co-protagonisti Charlotte Rampling, glaciale più che mai, e Robert De Niro.
Belle anche le musiche, dominate da un tema che nel corso del film subisce una "trasfigurazione".... ma anche qui non è possibile dire di più.
Il Sesto Senso (1999)
Di M. Night Shyamalan, con Bruce Willis, Haley Joel Osment, Toni Collette

Riesce a mescolare assieme generi e atmosfere diverse (in alcune sequenze è praticamente un horror, nel finale è di una dolcezza travolgente) e tratta con grande originalità e sensibilità un tema difficile come quello della morte e del distacco.
Ho visto gli altri film di Shyamalan e penso che non possano essere paragonati a questo per spessore artistico (Shyamalan meriterebbe un premio soltanto per essere riuscito a realizzare un bel film con un attore straordinariamente poco dotato come Bruce Willis).
L'uomo senza sonno - The Machinist (2004)
Di Brad Anderson, con Christian Bale, Jennifer Jason Leigh

E' un film cupo, anche nelle sequenze girate in esterno, grazie ad una fotografia dai colori lividi.
Per realizzare il film, Christian Bale (attore protagonista) è dimagrito fino all'inverosimile: gran parte del senso di inquetudine che pervade il film è dovuto alla sua figura spettrale, sfinita, al suo modo di muoversi consumato e sofferente.
Nel film abbondano i riferimenti letterari, neanche troppo nascosti, a Kafka (Il Processo) e Dovstoevskij (Delitto e Castigo).
E' un film pieno di momenti di ottimo cinema, secondo me. Come quello in cui Jennifer Jason Leigh si china sul pavimento per soccorrere Christian Bale che le è caduto davanti, avvolgendo con le braccia il suo corpo scheletrico in una posa che a me è sembrata una citazione della Pietà di Michelangelo (e se avete visto il film potete capire il senso di questa citazione).
Veniamo all'elemento in comune; in questi tre film il protagonista è un uomo alla ricerca ossessiva di qualcosa, una verità che lo riguarda da vicino e che sarà difficile accettare.
Lo spettatore scopre questa verità contemporaneamente al protagonista, e improvvisamente si ritrova a rivedere da un altro punto di vista tutto quanto; la storia cambia (spesso si capovolge), il Bene e il Male scambiano i loro ruoli, la verità scompare e riappare subito dopo, trasfigurata... e noi siamo costretti a riposizionarci.
Un meccanismo forse non molto originale ma che personalmente trovo affascinante, purchè ben realizzato, come nel caso di questi tre film; credo che sforzarsi di vedere le cose da un'altra angolazione sia un esercizio sempre molto utile.


